Uniti si vince, ma a ciascuno la propria responsabilità

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In Lombardia il SSN è un  servizio pubblico efficiente! Sembra un paradosso ribadirlo, ma alcuni non hanno le idee molto chiare sul punto. Gli erogatori lombardi di prestazioni sanitarie, pubblici o privati che siano, sono tenuti a rispettare le regole della programmazione regionale del servizio, finalizzata a garantire i Livelli Essenziali di Assistenza stabiliti dallo Stato centrale.

Le leggi di riforma adottate dal Consiglio Regionale della Lombardia nel periodo 2015/2017, hanno implementato un modello organizzativo già molto efficiente per la parte ospedaliera della filiera erogativa. Queste leggi regionali hanno offerto al Regolatore Regionale la possibilità (oggi ancora in fase embrionale) di potenziare il livello territoriale delle cure, deospedalizzando le prestazioni che non siano cosi complesse da giustificare l’accesso in ospedale. In questo schema tutte le aziende, pubbliche e private, che erogano il servizio sanitario pubblico, sono accreditate, equiparate ed obbligate a sottostare alle stesse regole programmatorie della Regione. Grazie a questo modello che da oltre 20 anni in Lombardia si regge sulla compartecipazione e corresponsabilità delle aziende pubbliche e private, oggi nel pieno di questa emergenza fuori dall’ordinario, tutti sono impegnati ad affrontare questa tragedia immane.

Superata l’emergenza, però, il Servizio Sanitario Nazionale e Regionale dovranno affrontare le loro rispettive criticità. Il SSN dovrà superare:
1) il blocco delle assunzioni che ha penalizzato tutto il settore pubblico, abbattendosi in particolar modo sulle regioni che,  come la Lombardia, avevano un rapporto fondo sanitario/spesa del personale relativa, molto basso;
2) numeri programmati troppo bassi degli specializzandi licenziati dalla Scuole Universitarie di Specialità, rimuovendo le restrizioni poste dalla legge nazionale, relative all’individuazione da parte delle Regioni degli ospedali nei quali sia possibile far svolgere i tirocini formativi nell’ambito del percorso di specializzazione e, quindi, consentire di licenziare un numero maggiore di professionisti da arruolare nel Servizio Sanitario.

Invece, per quanto riguarda Regione Lombardia, da un lato, occorrerà riprendere il percorso di effettiva riorganizzazione delle Aziende Socio Sanitarie Territoriali, realizzando davvero al loro interno la differenziazione del settore aziendale territoriale da quello ospedaliero e, dall’altra parte, responsabilizzare maggiormente gli erogatori privati accreditati sul livello erogativo territoriale. Questo consentirebbe un’effettiva presenza della medicina di territorio che in questa emergenza, in Lombardia, ha mostrato tutti i suoi limiti, che in altre regioni come il Veneto e l’Emilia Romagna, pur severamente colpite dalla pandemia in corso, ha retto meglio supportando gli ospedali. I prossimi giorni saranno ancora duri, ma Dio ci scampi, tra le molte altre cose, da un rigurgito di Centralismo statale, soprattutto in sanità.

Avv. Angelo Capelli
Studio Legale Associato Capelli & Baranca,
Esperto AGENAS


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