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Fondazione Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere, e Farmindustria presentano a Roma il Libro bianco “Dalla Medicina di genere alla Medicina di precisione”

MEDICINA DI GENERE: ITALIA ALL’AVANGUARDIA IN EUROPA

Il volume fa un quadro sull’evoluzione e l’applicazione della Medicina di Genere contemplando diversi ambiti – clinico, farmacologico, accademico, sanitario – ed è pubblicato nell’anno di emanazione del Piano nazionale per l’applicazione e diffusione della Medicina di genere, primo in Europa. L’evoluzione verso la medicina di precisione è fondamentale per garantire le migliori cure al singolo paziente e la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale.

L’approfondimento clinico conferma che le donne soffrono di depressione da 2 a 3 volte più degli uomini, ma meno di malattie cardiovascolari (3,5 vs 4,9%) che però rappresentano la loro prima causa di morte. Quanto ai tumori il loro sistema immunitario più reattivo le predispone a migliori outcome terapeutici.

Una speciale attenzione è rivolta alla medicina del lavoro: con la riduzione del gap lavorativo, è importante considerare le differenze genere specifiche rispetto al rapporto ambiente di lavoro e salute. Le malattie professionali e gli infortuni sul lavoro riguardano maggiormente gli uomini (72,1 vs 27,9% e 67,1 vs 32,9% rispettivamente) anche se gli infortuni in itinere, durante il tragitto, coinvolgono più spesso il genere femminile (22,7 vs 10,4%).

Roma, 27 novembre 2019 – La diversità tra uomo e donna si può riflettere in diverse condizioni di salute. Le donne, ad esempio, soffrono di depressione da 2 a 3 volte più degli uomini, non solo per fattori biologici, quali il ciclo ormonale e l’effetto degli estrogeni, ma anche sociali, come il multitasking femminile e il conseguente stress e la violenza di genere. Al contrario, le malattie cardiovascolari, considerate quasi esclusivamente appannaggio del sesso maschile, che in effetti ne è più colpito rispetto alle donne (4,9 vs 3,5%), rappresentano la prima causa di morte delle donne (48 vs 38% per gli uomini). Alla base, c’è innanzitutto un impatto maggiore di alcuni fattori di rischio, quali fumo e diabete che ne causa una prognosi peggiore. Seppur le donne fumino in media meno degli uomini (14,9 vs 24,8%), a loro basta fumare un terzo delle sigarette dell’uomo per avere lo stesso rischio cardiovascolare; inoltre, la donna con diabete ha un rischio cardiovascolare superiore del 44% rispetto all’uomo con pari compenso glicemico. Anche la maggior prevalenza femminile di malattie autoimmuni ed endocrine (da 2 a 50 volte più frequenti nelle donne), depressione e stress associato al nuovo ruolo sociale della donna concorrono al maggior impatto delle malattie cardiovascolari.

Questi alcuni dei dati che emergono dal Libro bianco “Dalla Medicina di genere alla Medicina di precisione”, realizzato da Fondazione Onda grazie al supporto di Farmindustria, presentato oggi a Roma. “La Medicina di genere si basa sulle diverse caratteristiche biologiche, ma anche fattori ambientali, socio-relazionali, economici e culturali, che influenzano lo stato di salute, la diagnosi, la cura oltre che l’attitudine alla prevenzione di uomini e donne. La Medicina di genere non va intesa come una branca della Medicina, ma come un approccio da applicare a tutte le discipline mediche, tra le quali anche la Medicina del lavoro” afferma Francesca Merzagora, presidente Fondazione Onda.

Il divario uomo e donna nel mondo del lavoro si sta progressivamente riducendo, ma anche in questo ambito le differenze sono presenti. Dal Libro bianco emerge che ci sono differenze, ad esempio, per quanto il rischio di infortuni o malattie professionali: meno di un terzo delle denunce di malattia interessa le donne (27,9%) e di queste circa il 90% riguarda malattie dell’apparato osteoarticolare. La stessa tendenza si può osservare per quanto riguarda gli infortuni che riguardano per lo più gli uomini (32,9 vs 67,1%). In controtendenza le denunce per infortuni in itinere, che riguardano soprattutto le donne (22,7 vs 10,4% del totale degli infortuni) e che potrebbero essere dovuti a tragitti casa – lavoro più complessi per unificare più percorsi, dovendo gestire casa, bambini, anziani o al ridotto numero di ore di sonno, con ricadute in termini di incidenti stradali. Altri temi all’attenzione della medicina del lavoro sono: l’adeguatezza dei dispositivi di protezione personale e delle postazioni di lavoro in termini di ergonomia, la diversa sensibilità alle sostanze chimiche nonché le differenti reazioni allo stress lavoro – correlato.

“Questo volume sulla Medicina di genere delinea un quadro sulla sua evoluzione e applicazione, non solo in Italia, in diversi ambiti: clinico, farmacologico, accademico, sanitario e sociale – continua Francesca Merzagora, Presidente Onda – e pubblicarlo nell’anno di emanazione del Piano per l’applicazione e diffusione della Medicina di genere, è motivo di soddisfazione. Grandi passi avanti sono stati compiuti in questo senso, tanto che oggi si tende alla medicina di precisione con l’obiettivo di una sempre maggior personalizzazione delle cure e centralità del paziente che deve essere studiato e curato non solo considerando le sue caratteristiche biologiche, ma anche le variabili ambientali, socio-relazionali, economiche e culturali. Equità di accesso alle cure e sostenibilità del sistema sanitario richiedono che donna e uomo siano entrambi considerati nella loro specificità”.

“Cure sempre più mirate e personalizzate, per la donna e per l’uomo. È questa la frontiera della ricerca farmaceutica – aggiunge Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. Basti pensare che oggi il 42% dei medicinali in sviluppo è indirizzato alla medicina di precisione, percentuale che sale al 73% considerando solo quelli antineoplastici. Ecco perché è importante partire dallo studio delle differenze di genere per arrivare a risposte cucite su misura sulla specifica persona. E l’impegno delle aziende è rivolto anche al Diversity Management, che non va inteso solo come diversità di genere ma anche come diversità di esigenze, di situazioni familiari, di patologie, di cure e terapie. Con un occhio di riguardo all’universo femminile, che è una vera e propria risorsa nella nostra industria. Le donne rappresentano infatti il 42% degli addetti e circa il 40% dei dirigenti e quadri. E nella ricerca addirittura il 52%”.

Nel nostro Paese l’approccio della Medicina di genere è ormai consolidato. È presente, infatti, la rete italiana per la Medicina di genere, nata dall’alleanza del Centro Studi Nazionale su Salute e Medicina di genere con il Centro di Riferimento sulla Medicina di genere dell’Istituto Superiore di Sanità e il Gruppo Italiano Salute e Genere (GISeG), che promuove grazie al coinvolgimento di Società Scientifiche, Istituzioni, Medicina Generale e Collegi Professionali programmi attività informative e formative sulla Medicina di genere rendendo l’Italia uno dei Paesi con una maggiore sensibilità al tema. Un ulteriore elemento che pone il nostro Paese all’avanguardia in Europa, è l’adozione del Piano per l’applicazione e la diffusione della Medicina di genere, nato dall’impegno congiunto del Ministero della Salute e del Centro di riferimento per la Medicina di genere dell’Istituto Superiore di Sanità, con l’obiettivo di promuoverne la diffusione basandosi su 4 principi (approccio interdisciplinare, ricerca, formazione e aggiornamento professionale, informazione).

“Dalla pubblicazione del Piano nel maggio 2019 – spiega Raffaella Michieli, Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie di Venezia – nasce una nuova era per l’effettiva attuazione di strategie atte a contrastate le differenze di genere nella salute. I quattro obiettivi definiti, una volta declinati, andranno ad aiutare tutto il personale sanitario che attualmente si trova ad affrontare una popolazione travolta dalle malattie croniche. Le donne affette da multicronicità nel 2017 erano il 29,2% contro il 21,7% degli uomini e questo per la medicina generale significa avere con le donne 11 contatti all’anno contro i 9 contatti con gli uomini. Donne non solo italiane che hanno bisogno di aiuto per l’orientamento nel nostro sistema sanitario, visto l‘aumento della presenza femminile proveniente dai paesi stranieri in Italia. E donne non più giovani visto che una su tre si deve occupare da sola di un anziano o un malato grave. La visione olistica della medicina generale la rende il primo contesto in cui la medicina di genere può essere applicata nei suoi risvolti più pratici e nelle sue più specifiche sfaccettature, cosa che si potrà mettere in pratica soprattutto grazie ad un’importante azione di formazione a tutti i livelli”.

Un altro ambito clinico di applicazione della Medicina di genere considerato dal Libro bianco è quello dell’oncologia. Infatti, i tumori che colpiscono uomo e donna sono diversi in termini di tipologia e aggressività, per ragioni anatomiche, ormonali, genetiche e di stile di vita. In alcuni tipi di tumore il sistema immunitario femminile si dimostra più reattivo predisponendole a migliori outcome terapeutici, come ad esempio nel caso del melanoma, dove la mortalità è pari a 4,09% nell’uomo e 1,7% nella donna.

Lo studio delle differenze di genere nello sviluppo e cura dei tumori, attraverso il riconoscimento dell’attività degli ormoni sessuali come fattori di crescita per i tumori al seno e alla prostata, ha rappresentato uno dei primi esempi di medicina di precisione. In questo ambito, sono stati infatti identificati diversi geni, e relative mutazioni, che predispongono o causano l’insorgenza di un tumore, come nel caso dei geni BRCA 1 e 2 per cancro al seno e alle ovaie.

“La Medicina di precisione è nata e si sta sviluppando insieme al numero di informazioni genetiche e molecolari via via disponibili – dice Alessandra Carè, responsabile Centro di riferimento per la medicina di genere, Istituto Superiore di Sanità. L’identificazione di molecole che, quando deregolate, possono predisporre e/o causare l’insorgenza di una patologia, rappresenta infatti uno step indispensabile per sviluppare farmaci in grado di colpire in modo specifico ed efficiente le proteine bersaglio, con maggiore efficacia, minori effetti avversi e, di conseguenza, una riduzione dei costi. Da non trascurare per un approccio terapeutico veramente ‘su misura’, sono le possibili differenze di sesso e genere presenti in molte malattie. Sebbene siano già stati ottenuti risultati importanti, in particolare in oncologia, la strada da percorrere per individuare la terapia giusta per ciascun paziente sarà ancora lunga e richiederà un grande impegno da parte di tutti noi”.

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